Dammi i sogni che hai
ne mangerò la testa e
la coda per nutrire i
miei antri di solitudine,
e dal loro colorato e
flessuoso busto caverò
festoni e ritaglierò lustrini
per la mia camera da letto.
Dammi i tuoi sogni più fragili
li sfiletterò con cura
e poi, impanati di pane scuro
e disposti in fila
li friggerò nel sangue caldo
del mio cervello assorto.
Dammi i sogni più vividi, più lunghi,
più belli che ti è stato concesso di
ricordare al mattino;
potrò stenderli sul liscio
tappeto della mia pelle,
ne masticherò i bordi
li dividerò in sezioni,
sbobinerò i dialoghi
ne farò racconti o film
con scenografie di carne,
telecamere come occhi insonni,
la musica dei suoni
nel silenzio delle mie notti.
domenica 6 aprile 2008
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