Ed ecco l'oceano di stelle
caldo di sospiri avvolti
le mie due mani rivolte
ai cieli profondi enormi.
Aironi silenziosi planano
nell'aria satura di nulla
su gelidi campi azzurri
fermano le ali viola.
In ginocchio siamo S di carne
con meccanica famelica dolcezza
infinite bocche spalanchiamo
per apprendere qualcosa di lucente
dai becchi giganteschi.
lunedì 31 gennaio 2011
venerdì 5 novembre 2010
disturbi di concentrazione
Comprendimi
se mi distraggo,
ma i miei pensieri volano
insieme a stormi di beccacce,
nei tramonti limpidi
di spazi aerei,
e poi malvolentieri planano.
Comprendimi
se mi distraggo
ma a volte inseguo sogni,
come ad acchiappar ciliegie
in vividi anfratti verdi,
per poi farci crostate.
Comprendimi
se mi distraggo,
ma l'occhio spesso sguscia
fuori dal tuo volto attento,
rapito dai simpatici
sbuffi colorati alle tue spalle.
se mi distraggo,
ma i miei pensieri volano
insieme a stormi di beccacce,
nei tramonti limpidi
di spazi aerei,
e poi malvolentieri planano.
Comprendimi
se mi distraggo
ma a volte inseguo sogni,
come ad acchiappar ciliegie
in vividi anfratti verdi,
per poi farci crostate.
Comprendimi
se mi distraggo,
ma l'occhio spesso sguscia
fuori dal tuo volto attento,
rapito dai simpatici
sbuffi colorati alle tue spalle.
ultimo capitolo
mani
semplici e senza fronzoli
le più adatte ai gesti d'amore
su cui ancora scorrono
urla e bisbigli
che narrano storie
di guerre e carezze,
lasciano passare
adesso,
fra dita di carne
silenziose e stanche,
spiragli di luce,
spirali di fumo.
semplici e senza fronzoli
le più adatte ai gesti d'amore
su cui ancora scorrono
urla e bisbigli
che narrano storie
di guerre e carezze,
lasciano passare
adesso,
fra dita di carne
silenziose e stanche,
spiragli di luce,
spirali di fumo.
Scordate
Ma tu dovresti riconoscere
il breve tremolìo azzurro
di foglie nascoste nel buio,
sorprese dal tuo sguardo.
Dovresti poter ricordare
il biancore scolpito nella roccia
quando dall'alto la luna
raggela il sottobosco.
Ripassa con garbo
i passaggi degli arpeggi
che accordano l'anima col mondo,
e siedi sulle pause di silenzio,
osservando il fiorire dei tuoi sogni.
Dovresti ancora possedere
le piccole parole potenti
che fanno crescere i germogli
nel suo giardino notturno.
Dovresti ancora essere capace
di mettere i lupi in scacco,
frusciando nelle fronde
come una striscia di luce.
il breve tremolìo azzurro
di foglie nascoste nel buio,
sorprese dal tuo sguardo.
Dovresti poter ricordare
il biancore scolpito nella roccia
quando dall'alto la luna
raggela il sottobosco.
Ripassa con garbo
i passaggi degli arpeggi
che accordano l'anima col mondo,
e siedi sulle pause di silenzio,
osservando il fiorire dei tuoi sogni.
Dovresti ancora possedere
le piccole parole potenti
che fanno crescere i germogli
nel suo giardino notturno.
Dovresti ancora essere capace
di mettere i lupi in scacco,
frusciando nelle fronde
come una striscia di luce.
martedì 9 marzo 2010
piccolo sogno recuperato
sogno che devo andare dentro questo palazzo di vetro nel quale ho un appuntamento di lavoro, credo...o comunque una cosa importante che non ricordo. Devo salire in alto, nell'attico e mi tocca usare le scale perchè l'ascensore è rotto: provo a premere il pulsante per chiamarlo ma, invece di salire la cabina dell'ascensore, comincia piuttosto ad alzarsi il pavimento sotto di me, rischiando di schiacciarmi contro il soffitto. Faccio un balzo repentino dal pianerottolo azzurro fino alle scale di biacca (la scenografia ricorda molto casa Batllò di Gaudì). Poco più su, mentre salgo i gradini le cose diventano di vetro colorato, vetro soffiato, vetro smerigliato, le piastrelle, i corrimano, le rifiniture delle scale. Le piastrelle sono bianche e su ognuna c'è la faccina di hello kitty, mentre i corrimano sono coloratissimi e finiscono dentro alcune mensole piatte dove stanno posati molti oggetti, anch'essi di vetro e alcuni di legno. Mi soffermo (mentre invece so benissimo che vado di fretta perchè...ecco perchè....per recuperare le mie cose dal mio appartamento, non era un incontro di lavoro ma uno sfratto esecutivo), dicevo mi soffermo perchè ad un certo punto uno dei corrimano alla mia sinistra, uno rosso scuro tutto affusolato, comincia all'improvviso a vibrare sotto la mia mano, senza accennare a smettere, anzi: si comporta come se fosse vivo, con i movimenti morbidi e flessuosi che il vetro fa quando si sta fondendo. Casca come crema sui miei palmi e sui miei polsi, si acciambella su sè stesso come crema fresca e poi cambia forma, assume nuove posizioni e vibra e si muove sinuoso, assecondando i movimenti della mia mano sorpresa. Accanto a questo e sopra di esso altri oggetti di fattura simile: ricordo una conchiglia rosa che provo a toccare e che mi cade per terra, producendo rumore di vetro morbido. Raccolgo la conchiglia e noto che è viva, si stende fresca nel palmo e segue la forma delle dita colando in minuscoli tentacoli filiformi che dal rosa cangiano al violetto, avviluppano la mia mano per ricongiungersi dietro sul dorso. In lontananza, fra centinaia di piccole e grandi suppellettili di ogni foggia, sta un grosso pesce palla di scuro vetro soffiato, che si gonfia e si sgonfia placidamente, roteando lento gli occhi. Mentre osservo affascinato le forme vive ed i colori cangianti di mille creature fatte di vetro, sbuca dallo spazio buio dove sarebbe dovuta essere una porta, una testolina di donna, tutta dipinta da gatto che fa "chi c'è là?".
strati
Quando si sposta un oggetto
dopo tanto tempo
sotto non c'è polvere:
oltre la sua sagoma perfetta
il deserto minuscolo.
dopo tanto tempo
sotto non c'è polvere:
oltre la sua sagoma perfetta
il deserto minuscolo.
martedì 3 marzo 2009
diventa neve
Tutto quello che penso diventa sangue,
scivola e scorre e si fa tetro e informe,
diventa una bocca che urla contorta,
diventa neve.
Diventa una mano che afferra, che avvinghia,
si fa sospiro
e palpita e schizza al cervello, negli occhi.
Poi si apre lo sguardo e ripenso.
E tutto quello che penso diventa sangue,
scivola e scorre e si fa tetro e informe,
diventa una bocca che urla contorta,
diventa neve.
Diventa una mano che afferra, che avvinghia,
si fa sospiro
e palpita e schizza al cervello, negli occhi.
Poi si apre lo sguardo e ripenso.
E tutto quello che penso diventa sangue.......
(ad libitum)
scivola e scorre e si fa tetro e informe,
diventa una bocca che urla contorta,
diventa neve.
Diventa una mano che afferra, che avvinghia,
si fa sospiro
e palpita e schizza al cervello, negli occhi.
Poi si apre lo sguardo e ripenso.
E tutto quello che penso diventa sangue,
scivola e scorre e si fa tetro e informe,
diventa una bocca che urla contorta,
diventa neve.
Diventa una mano che afferra, che avvinghia,
si fa sospiro
e palpita e schizza al cervello, negli occhi.
Poi si apre lo sguardo e ripenso.
E tutto quello che penso diventa sangue.......
(ad libitum)
lunedì 9 febbraio 2009
psicosi morte
E fu così che file di parole, come
luci profonde, acute, frammentate,
disegnate nel buio di un treno in corsa,
suggellate da sorrisi genuini e saggi
di chi ne ha ben altri, di sogni di cartone,
abbiano fotografato, nudi sorprendendoli,
contorti, oscuri, psicologici arabeschi,
come fuggiaschi annidati in una fossa.
luci profonde, acute, frammentate,
disegnate nel buio di un treno in corsa,
suggellate da sorrisi genuini e saggi
di chi ne ha ben altri, di sogni di cartone,
abbiano fotografato, nudi sorprendendoli,
contorti, oscuri, psicologici arabeschi,
come fuggiaschi annidati in una fossa.
domenica 1 febbraio 2009
lunedì 19 gennaio 2009
umidanze
Tra scuri tetti note
nell'abbraccio umido
della notte afosa
in equilibrio su fili
danzano.
Freschi giardini verdi
ospitano vento e panni
leggeri distesi umidi
in equilibrio su fili
danzano.
Umide cantine di polvere
gocce solitarie e ritmiche
nascono e muoiono in angoli
di ragnatele leggere
dove ragni silenziosi umidi
in equilibrio su fili
danzano.
nell'abbraccio umido
della notte afosa
in equilibrio su fili
danzano.
Freschi giardini verdi
ospitano vento e panni
leggeri distesi umidi
in equilibrio su fili
danzano.
Umide cantine di polvere
gocce solitarie e ritmiche
nascono e muoiono in angoli
di ragnatele leggere
dove ragni silenziosi umidi
in equilibrio su fili
danzano.
sogni di gatto
Dorme acciambellato
il gatto nero in casa
su soffici cuscini verdi
sognando compiaciuto
tutta la pioggia che non prende.
il gatto nero in casa
su soffici cuscini verdi
sognando compiaciuto
tutta la pioggia che non prende.
l'uomo nella luna
Se voi sapeste le pene di quest'uomo
che, camminando, vi viene incontro,
a testa china, a labbra chiuse;
se voi sapeste la tristezza che grava
nel suo petto e nei suoi occhi,
il pianto scuro, le grida strane,
irrigidite le mani e bramose
di ciò che non può avere
se non nei sogni più segreti
che sono gocce e stelle
di pioggia chiara e cristallina.
Ama l'amore che non ama
lui, così triste e così perduto.
Se voi sapeste la sua storia,
solo una parte, un gesto, un sospiro
non avreste che pianto sulle labbra
e non tornereste più gli stessi
stretto il cuore, fredde le ossa.
Dovunque, sulla sabbia, nella luna
potrete raccogliere compassione, paura
e il dubbio che lo angoscia.
Il giglio erbaccia, la noia festa
la lepre è volpe scintillante
la luna spegne il sole con un soffio
come si fa con le candele bianche
e regna sovrana indifferente
cadente e insicura come voi
e voi e lui, il nostro uomo,
capirete mai se è di cartapesta.
che, camminando, vi viene incontro,
a testa china, a labbra chiuse;
se voi sapeste la tristezza che grava
nel suo petto e nei suoi occhi,
il pianto scuro, le grida strane,
irrigidite le mani e bramose
di ciò che non può avere
se non nei sogni più segreti
che sono gocce e stelle
di pioggia chiara e cristallina.
Ama l'amore che non ama
lui, così triste e così perduto.
Se voi sapeste la sua storia,
solo una parte, un gesto, un sospiro
non avreste che pianto sulle labbra
e non tornereste più gli stessi
stretto il cuore, fredde le ossa.
Dovunque, sulla sabbia, nella luna
potrete raccogliere compassione, paura
e il dubbio che lo angoscia.
Il giglio erbaccia, la noia festa
la lepre è volpe scintillante
la luna spegne il sole con un soffio
come si fa con le candele bianche
e regna sovrana indifferente
cadente e insicura come voi
e voi e lui, il nostro uomo,
capirete mai se è di cartapesta.
domenica 6 aprile 2008
tEnditi
prEndimi tiEnimi rEggimi
non fArmi scivolAre
chiAppami affErrami aggAnciami
lAsciami aggrappAre
stIrati spOrgiti allUngati
raggiUngi la mia mAno
tIra strattOnami Alzami
per poi avvOlgermi
accOgli il mio vOlto nEl
sOffice Odore del tUo magliOne
non fArmi scivolAre
chiAppami affErrami aggAnciami
lAsciami aggrappAre
stIrati spOrgiti allUngati
raggiUngi la mia mAno
tIra strattOnami Alzami
per poi avvOlgermi
accOgli il mio vOlto nEl
sOffice Odore del tUo magliOne
Poesia dell'Insonne
Dammi i sogni che hai
ne mangerò la testa e
la coda per nutrire i
miei antri di solitudine,
e dal loro colorato e
flessuoso busto caverò
festoni e ritaglierò lustrini
per la mia camera da letto.
Dammi i tuoi sogni più fragili
li sfiletterò con cura
e poi, impanati di pane scuro
e disposti in fila
li friggerò nel sangue caldo
del mio cervello assorto.
Dammi i sogni più vividi, più lunghi,
più belli che ti è stato concesso di
ricordare al mattino;
potrò stenderli sul liscio
tappeto della mia pelle,
ne masticherò i bordi
li dividerò in sezioni,
sbobinerò i dialoghi
ne farò racconti o film
con scenografie di carne,
telecamere come occhi insonni,
la musica dei suoni
nel silenzio delle mie notti.
ne mangerò la testa e
la coda per nutrire i
miei antri di solitudine,
e dal loro colorato e
flessuoso busto caverò
festoni e ritaglierò lustrini
per la mia camera da letto.
Dammi i tuoi sogni più fragili
li sfiletterò con cura
e poi, impanati di pane scuro
e disposti in fila
li friggerò nel sangue caldo
del mio cervello assorto.
Dammi i sogni più vividi, più lunghi,
più belli che ti è stato concesso di
ricordare al mattino;
potrò stenderli sul liscio
tappeto della mia pelle,
ne masticherò i bordi
li dividerò in sezioni,
sbobinerò i dialoghi
ne farò racconti o film
con scenografie di carne,
telecamere come occhi insonni,
la musica dei suoni
nel silenzio delle mie notti.
mercoledì 28 febbraio 2007
filastrocca dei sassi in rima insistente
Sassi lisci, colorati
nel rumore rotolati
cento, mille acciottolati
nelle mani accarezzati
scelti, visti, liberati
dentro l'acqua luccicati
fuori ruvidi, seccati
dalle onde levigati
lunghi, piatti, deformati
da stradine disegnati.
Vene, graffi, punte, strati.
Sassi lisci, colorati
da una spiaggia raccattati
nei miei sogni riversati.
nel rumore rotolati
cento, mille acciottolati
nelle mani accarezzati
scelti, visti, liberati
dentro l'acqua luccicati
fuori ruvidi, seccati
dalle onde levigati
lunghi, piatti, deformati
da stradine disegnati.
Vene, graffi, punte, strati.
Sassi lisci, colorati
da una spiaggia raccattati
nei miei sogni riversati.
lunedì 26 febbraio 2007
da "waking life" - Linklater
la creazione sembra nascere dall'imperfezione, sembra venir fuori da uno sforzo..ehm..e dalla frustrazione.
Ed è così che secondo me è nato il linguaggio, cioè è derivato da un forte desiderio di trascendere il nostro isolamento per comunicare, in qualche modo, gli uni con gli altri.
E probabilmente è stato facile, è stata una semplice questione di sopravvivenza: per dire "acqua" abbiamo prodotto questo suono, e..."c'è una tigre dietro di te!"..e abbiamo prodotto un altro suono!
Ma quello che è davvero interessante, secondo me, è il fatto che noi usiamo lo stesso sistema di simboli per comunicare tutti i fenomeni astratti e intangibili che si presentano nella nostra vita. Come si esprime la frustrazione? O come si esprime la rabbia o l'amore?
Quando dico la parola "amore" il suono viene fuori dalla mia bocca e colpisce l'orecchio dell'altra persona; viaggia attraverso un intricato percorso che porta al cervello, attraverso i ricordi d'amore o di mancanza d'amore...e l'altra persona registra quello che dico e dice di capire, ma io come faccio a saperlo? Perchè le parole sono...inerti, sono simboli, sono morte, capisci?
E una grandissima parte di tutta la nostra esperienza è intangibile. Gran parte di quello che percepiamo non può essere espressa con le parole..eppure....eppure quando noi comunichiamo con l'altro e sentiamo di avere stabilito un contatto e crediamo di essere stati capiti, secondo me proviamo quasi una sensazione di comunione spirituale, ed è forse una sensazione transitoria
ma è ciò per cui viviamo.
Ed è così che secondo me è nato il linguaggio, cioè è derivato da un forte desiderio di trascendere il nostro isolamento per comunicare, in qualche modo, gli uni con gli altri.
E probabilmente è stato facile, è stata una semplice questione di sopravvivenza: per dire "acqua" abbiamo prodotto questo suono, e..."c'è una tigre dietro di te!"..e abbiamo prodotto un altro suono!
Ma quello che è davvero interessante, secondo me, è il fatto che noi usiamo lo stesso sistema di simboli per comunicare tutti i fenomeni astratti e intangibili che si presentano nella nostra vita. Come si esprime la frustrazione? O come si esprime la rabbia o l'amore?
Quando dico la parola "amore" il suono viene fuori dalla mia bocca e colpisce l'orecchio dell'altra persona; viaggia attraverso un intricato percorso che porta al cervello, attraverso i ricordi d'amore o di mancanza d'amore...e l'altra persona registra quello che dico e dice di capire, ma io come faccio a saperlo? Perchè le parole sono...inerti, sono simboli, sono morte, capisci?
E una grandissima parte di tutta la nostra esperienza è intangibile. Gran parte di quello che percepiamo non può essere espressa con le parole..eppure....eppure quando noi comunichiamo con l'altro e sentiamo di avere stabilito un contatto e crediamo di essere stati capiti, secondo me proviamo quasi una sensazione di comunione spirituale, ed è forse una sensazione transitoria
ma è ciò per cui viviamo.
mercoledì 21 febbraio 2007
I sogni del marchingegno

Sogna di sogni che sembrano gocce
che battono lievi su rocce;
gocce che battono lievi su rocce
che a facce assomigliano un pò.
Sogna e dipingi il tuo tiepido sogno
soltanto seguendo l'istinto;
segui il sentiero di voci dipinto
che osservi e sogni da un pò.
Sotto le tue palpebre si scaldano i sogni
che tiepidi nascono prima dell'alba.
Quando i tuoi occhi diventano stagni
sotto le tue palpebre si scaldano i sogni.
Carezza il tempo di dolci biscotti
sfornati apposta per te;
mangia i biscotti di dolci carezze
che il tempo via ti portò.
Traccia il ricordo di volti bevuti
in serate passate per strada;
bevi la strada tracciata dai volti
che ricordi oppure no.
Sotto le tue palpebre si scaldano i sogni
che tiepidi nascono prima dell'alba.
Quando i tuoi occhi diventano stagni
sotto le tue palpebre si scaldano i sogni.
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ecco la filastrocca dipinta su una felpa..
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