martedì 9 marzo 2010

piccolo sogno recuperato

sogno che devo andare dentro questo palazzo di vetro nel quale ho un appuntamento di lavoro, credo...o comunque una cosa importante che non ricordo. Devo salire in alto, nell'attico e mi tocca usare le scale perchè l'ascensore è rotto: provo a premere il pulsante per chiamarlo ma, invece di salire la cabina dell'ascensore, comincia piuttosto ad alzarsi il pavimento sotto di me, rischiando di schiacciarmi contro il soffitto. Faccio un balzo repentino dal pianerottolo azzurro fino alle scale di biacca (la scenografia ricorda molto casa Batllò di Gaudì). Poco più su, mentre salgo i gradini le cose diventano di vetro colorato, vetro soffiato, vetro smerigliato, le piastrelle, i corrimano, le rifiniture delle scale. Le piastrelle sono bianche e su ognuna c'è la faccina di hello kitty, mentre i corrimano sono coloratissimi e finiscono dentro alcune mensole piatte dove stanno posati molti oggetti, anch'essi di vetro e alcuni di legno. Mi soffermo (mentre invece so benissimo che vado di fretta perchè...ecco perchè....per recuperare le mie cose dal mio appartamento, non era un incontro di lavoro ma uno sfratto esecutivo), dicevo mi soffermo perchè ad un certo punto uno dei corrimano alla mia sinistra, uno rosso scuro tutto affusolato, comincia all'improvviso a vibrare sotto la mia mano, senza accennare a smettere, anzi: si comporta come se fosse vivo, con i movimenti morbidi e flessuosi che il vetro fa quando si sta fondendo. Casca come crema sui miei palmi e sui miei polsi, si acciambella su sè stesso come crema fresca e poi cambia  forma, assume nuove posizioni e vibra e si muove sinuoso, assecondando  i movimenti della mia mano sorpresa. Accanto a questo e sopra di esso altri oggetti di fattura simile: ricordo una conchiglia rosa che provo a toccare e che mi cade per terra, producendo rumore di vetro morbido. Raccolgo la conchiglia e noto che è viva, si stende fresca nel palmo e segue la forma delle dita colando in minuscoli tentacoli filiformi che dal rosa cangiano al violetto, avviluppano la mia mano per ricongiungersi dietro sul dorso. In lontananza, fra centinaia di piccole e grandi suppellettili di ogni foggia, sta un grosso pesce palla di scuro vetro soffiato, che si gonfia e si sgonfia placidamente, roteando lento gli occhi. Mentre osservo affascinato le forme vive ed i colori cangianti di mille creature fatte di vetro, sbuca dallo spazio buio dove sarebbe dovuta essere una porta, una testolina di donna, tutta dipinta da gatto che fa "chi c'è là?".

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